
“Alice e i Nibelunghi”, esaurita la prima edizione in soli sei mesi, unico romanzo italiano nella cinquina dei finalisti del premio di letteratura internazionale “Paolo Ungari, Unicef per i diritti dell’uomo e dei bambini”, vincitore del Premio Mariele Ventre, continua ad interessare e ad appassionare ragazzi e insegnanti. Un romanzo d’avventura che ci racconta del difficile rapporto fra genitori e ragazzi e di quanto sia arduo per i nostri figli fare i conti con le tragedie della Storia e la memoria della Shoa.
Una bambina di dieci anni, riccioli rossi, racconta la sua storia. La morte del babbo, la mamma che trova lavoro lontano, a Roma, il fratellone che di giorno in giorno cambia aspetto e idee. Una strana malattia si è impossessata di lui: la pubertà. Alice assiste impotente a questo cambiamento, fatto di testa rasata e croci uncinate, e ne discorre con un coetaneo di colore e un anziano ebreo. È questo l’inizio dell’appassionante racconto di Fabrizio Silei nel romanzo “Alice e i Nibelunghi” (Salani Editore, pagg. 116, 10 euro). Silei ha per lunghi anni svolto una ricerca sui deportati italiani ed è stato nelle scuole medie a raccontare e a far raccontare dai sopravvissuti la storia dei campi di lavoro nazisti. «Quando uno studente, Giuseppe, lesse la sua ricerca di fronte a me e all’insegnante – racconta Silei – spiegò che i nazisti non volevano affatto sterminare gli ebrei, volevano solo portarli fuori dai territori occidentali del Reich. Poi gli alleati bombardarono le ferrovie e vennero meno i rifornimenti, gli ebrei morirono nei lager per lo più per fame e malattie, ci spiegò Giuseppe. Come poteva un ragazzo di 11 anni, intelligente e studioso, affermare una cosa del genere? Semplice: l’aveva letto su internet, su un sito storico dedicato alla Shoah. In realtà si trattava di uno dei tanti siti nei quali si afferma che lo sterminio nazista è una montatura. Quel giorno tornai a casa e iniziai a scrivere “Alice e i Nibelunghi”.» Incalzante come un romanzo giallo, capitoli brevi e ben scanditi, il linguaggio semplice ed immediato di Alice che racconta in prima persona quella voglia di conoscere e imparare che supera le pedanterie, e restituisce a tutte le parole il piacere della scoperta, della conoscenza. Adatto agli adolescenti, il libro diventa per gli adulti un tuffo nel mondo giovanile d’oggi, sui temi della più stringente attualità.
(recensione di Antonio Comerci)