08 Settembre 2010
Fabrizio Silei

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Popletum ex tempore - Seconda edizione

21-06-2008 - mostre, eventi, presentazioni




Il 21 e 22 giugno a Coppito vicino L´Aquila, Fabrizio Silei è stato presente insieme ad altri illustratori per realizzare extemporaneamente un´illustrazione all´interno della manifestazione POPLETUM EX TEMPORE. Per vedere foto e video della manifestazione e saperne di più clicca qui




"C´ERA IL FIUME UNA VOLTA"
I luoghi non esistono e se per caso esistono non basta vederli per capirli; e se pensi che conosci un luogo perché l´hai visto o intravisto da un treno, beh, allora, c´è da chiedersi dove hai vissuto.
I luoghi non sono che mattoni accatastati, tegole di terra grigia o pezzi di lavagna, come qui a Coppito: mura e mura di cemento che assediano il borgo vecchio, lo inglobano, lo nascondono, quasi lo soffocano.
E così ci aggiriamo con pennelli e cartelline per il borgo in cerca di un po´ d´ombra per poter raccontare con un´immagine questo luogo troppo distante dalle nostre infanzie, carico di preconcetti e pregiudizi sulla speculazione edilizia o il bel passato che fu.
Ma i luoghi non esistono, sono città invisibili, miraggi per viaggiatori stanchi ed affamati che hanno bisogno di un giaciglio o di un piatto di minestra.
L´ho imparato oramai tanti anni fa: i luoghi sono le persone che vi abitano, che ci vivono e gli danno un senso con le loro storie.
Coppito per me stamattina è l´odore di fritto della signora Gina che tendendo mutandoni bagnati sul terrazzo insidia il disegno di Serena domandandosi diffidente perché mai "Questa proprio qui sotto doveva venire a mettersi."
Ma dov´è la gente? Dove sono i vecchi e i bambini? Arriveranno dopo, ci dicono. E intanto sono chiusi a chiave nelle case, occhi che spiano da qualche finestra, anziani che passano veloci come gatti, escono dall´ortolano e riguadagnano l´uscio di casa.
Poi, finalmente, ecco che lo vedo seduto sulla panchina: un signore abbronzato con i capelli bianchi tagliati corti, occhi intelligenti, che guardano lontano.
Sfacciatamente mi siedo al suo fianco, all´angolo di via del fiume. Un saluto, un commento sul caldo che fa. Un discorso che tira l´altro fino a che tutt´intorno sparisce questa Coppito di oggi, che so illusoria nella sua immanenza, e ascoltando le parole di quest´uomo mi sento, per la prima volta, veramente, finalmente, arrivato.
Sabatino si chiama, o Sabbatino, come dicono qui. Capisce subito il gioco, dalle domande che lascio cadere così, come se fosse normale sedersi accanto a qualcuno e chiedergli di lui.
«Ho capito sai?» mi dice, «sei un´artista e vorresti capire. Ma non c´è nulla da capire ché fiabe e ninna nanne non ne ricordo, perché ero troppo piccolo che già persi la mamma.»
L´infanzia? Che cos´è l´infanzia? Un´invenzione moderna e alzando la mano mi indica la scuola che frequentava tanti anni fa al di là della strada. «Ma non ci fu tempo per essere bambini» mi spiega.
«No, signore mio. Niente fiabe, niente di niente. E poi non c´era lavoro e dovetti andare via in un´altra regione e solo da poco sono tornato.»
«Ma che facevate qui da ragazzi? Che giochi facevate?»
E´ allora che succede, i suoi occhi si illuminano e sorridendo mi dice: «Sa, qui c´era il fiume una volta. Qua erano tutti pescatori. E noi ragazzi andavamo al fiume. Avevamo costruito una zattera, ci divertivamo, facevamo fare qualche giro alle ragazze... C´è anche una foto di allora.»
Quando, dopo aver parlato a lungo ed essersi stretti la mano ci salutiamo, mi dice con un nodo in gola di aver perso la moglie da poco. «Sono solo» mi dice e gli si bagnano gli occhi.
Un luogo è fatto anche di assenze, di ciò che non c´è più ma c´era: il fiume, la donna che si è amato per tutta una vita, gli amici avviatisi...
«Grazie! Grazie e buona fortuna» gli dico, ci diciamo. E poi accosta al marciapiede ed io scendo stando attento a non cadere, e lo lascio lì sulla sua zattera panchina di naufrago, colma di vita, di storia e di passione.
Questo per me sarà sempre Coppito: non case e marciapiedi o mura, ma il miracolo di due esseri umani che s´incontrano in una mattina d´estate. D´un fiume nel quale i bambini di oggi non possono più pescare né costruire zattere. Un´assenza che si fa assordante, una denuncia, un fil rouge che collega il passato al presente e alla speranza di un futuro migliore. Una barchetta legata a un aquilone di carta; entrambi fragili, eteree, della stessa sostanza dei sogni. Ma, in qualche modo, non è questo che conta, non è questa l´opera.
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