LE TROTTOLE DE L’ORNITORINCO

Da un po’ di anni nei miei incontri con i bambini porto sempre con me due o tre delle mie trottole. Dico le mie trottole perché sono io a farle, a lanciarle e ad inventarmi nuovi modi di usarle e farle girare: dritte, al contrario, con un anello per prenderle in mano, facendole saltare sul palmo e passandole dalla mano destra alla sinistra, muovendole dolcemente con la corda. 

Le trottole sono di tanti tipi. Ci sono trottole ballerine, trottole che si tirano a mano…

con lo spago, con la fune, trottole che si capovolgono verso la fine della ero corsa. Così come ogni cultura ha le sue storie e i suoi giochi, si può star certi che ogni cultura ha anche la sua trottola e il suo modo di nominarla e di lanciarla. Tanta è stata la fascinazione che le trottole hanno esercitato su di me, che, alla fine, complice anche la mia grande passione per il legno, son diventato un trottolaio con tanto di tornio a legno, sgorbie, mole a ferro, colori, cere. Un investimento sproporzionato ad essere sinceri, e anche un modo di respirar polvere e rischiare di ferirsi perché la materia, come la parola, ci ricorda sempre i nostri limiti quando ci scontriamo con lei nel tentativo di domarla.

Eppure le trottole hanno qualcosa di magico e, probabilmente, di archetipico. Il loro moto somiglia a quello dei pianeti e mi piace pensare che ciò abbia qualcosa a che fare con il fatto che anche noi, in fondo, siamo tutti ospiti di quella grande trottola che è il nostro pianeta.

Alcuni amici mi hanno più volte chiesto con meraviglia perché perdessi tempo a far trottole quando essendo uno scrittore potrei impiegare quel tempo per scrivere storie. Non essendo scrittori non sapevano che il “tempo perso” e “il pensare ad altro” sono due magnifiche miniere dalle quali emergono le storie e che, fra le storie e le trottole, i punti in comune, a ben vedere, sono più di uno. Ogni trottola ha la sua voce, il suo andamento, il suo carattere. Ogni volta che la si tira non si sa come andrà a finire, e tutto ciò, quest’equilibrio precario ma saldissimo, contribuisce a esercitare su di noi una fascinazione quasi ipnotica.

Insomma, la trottola, se il tiro riesce, è sempre come una bella storia, il suo moto ci affabula e ci spinge a ritentare e ritentare ancora per il gusto di riascoltarla e rivederla accadere nelle sue minime variazioni. Per questo i bambini, tutti i bambini, adorano le trottole ancor prima e più immediatamente e naturalmente di quanto non adorino le stesse storie. La trottola, allora, può divenire un potente strumento pedagogico, una sorta di ponte capace di stabilire una relazione e un rapporto di complicità fra l’adulto e il bambino attraverso il gioco.

Incontrando i bambini, ma anche talvolta i ragazzi, con il passare degli anni, mi sono accorto quanto tempo e quanta fatica mi occorrevano per stabilire con loro un rapporto di fiducia e di ascolto, un patto che mi permettesse di raccontar loro delle storie facendomi ascoltare o di coinvolgerli nei miei arginamenti e laboratori. In un incontro di una o due ore, potevo impiegare anche venti o trenta minuti per convincerli che pur avendo diverse volte i loro anni, la barba grigia e ben pochi capelli, avevo comunque qualcosa di interessante da dire loro o un’attività interessante da proporgli.

Poi, il miracolo, un giorno, quasi senza pensare ho tirato fuori una trottola che mi era rimasta in tasca e l’ho tirata sulla cattedra con un filo. Il brusio di sottofondo è cessato di colpo e i loro occhi si sono fissati su di lei. Naturalmente sono partiti i commenti, il desiderio di avvicinarsi.

Ricordo ancora di quando un bambino mi ha spiegato che quel che avevo appena lanciato era una sorta di Beyblade. Insomma, secondo lui, se io avevo fatto quella trottola avevo copiato il Beyblade. Divertente inversione di copyright. Certo lui, per così dire appena arrivato sul mondo, non poteva immaginare che il suo gioco di plastica di grande successo altro non era che una trottola e quindi, in sotanza, un’invenzione vecchia migliaia di anni.

Ancora oggi, quando al termine del lancio delle trottole, domando ai bambini se posso raccontare loro una storia, l’urlo di entusiasmo è scontato. Certo che sì! Non sono più un signore qualunque, incontrato alla fermata dell’autobus, ma una sorta di mago, di adulto speciale, dal quale ci si possono ben attendere altre meraviglie. E tuttavia tutto ciò non è la descrizione di un trucco, non basta comperare una piccola trottola al mercato, arrivare in classe e farla girare di fronte ai bambini per ottenere la loro fiducia e attenzione. Occorre piuttosto, in un momento in cui la loro attenzione è così catturata da app e giochi elettronici da fruire attraverso uno schermo, chiedersi quali sono quei fenomeni culturali, fisici e naturali capaci di suscitare in noi e negli uomini che hanno vissuto in ogni tempo a ogni latitudine della terra, la meraviglia e la curiosità. Troveremo allora le storie, le trottole, due forchette in equilibrio su uno stecchino, la leva, il moto della terra, la proiezione delle ombre, l’arte, la poesia, la filosofia, il teatro, la danza, il cibo… ma arrivandoci per questa strada tutto, proprio tutto, anche a scuola, avrà allora un sapore diverso.